domenica 9 gennaio 2011

Fiumi rosso sangue

Piangevo. Piangevo. Piangevo.
Poi le lacrime sono diventate singhiozzi.
I singhiozzi sono diventati affanni.
I miei occhi erano offuscati e i miei polmoni senz'aria.
La mia mano è corsa là. Ha aperto quella piccola scatoletta rifugiata tra un mascara e qualche matita nera e ha preso in mano quella lametta.
Il mio braccio era pronto, nudo...la mia pelle invitante...ancora segnata da tante crisi...ormai passate, scordate, dimenticate.
La lama argento si è infilata dentro la pelle facendosi spazio tra le cellule, facendo sentire la sua forza, la sua dominanza. E andava avanti dritta.
Una volta.
Due volte.
Tre volte.
Poi tutta la foga, il caos, la follia si sono come fermati...in un limbo indefinito... che io chiamo ATTESA.
Era l'attesa dell'evento. Del male. Della cura. Della soluzione. Del disastro.
E poi la discesa.
Da quei canali tracciati da quella piccola lametta è iniziato a sgorgare il fiume. Un fiume rosso. Rosso come il sangue.
I singhiozzi si sono spenti.
Le lacrime si sono mescolate al sangue.
Intorno tutto era diventato quiete.
Era la quiete dopo la tempesta.
Una quiete apparente. Che nasconde. Che illude.
Ed io ero lì... inerme. Immobile a vedere la mia pelle macchiarsi. A vedere le goccie di sangue sporcare tutto.


1 commento:

  1. Posso capire il tuo dolore... eccome... ho provato le stesse cose per giorni e giorni, il piacere di vedere il sangue scorrere, di vedere il dolore lavarsi via dal cuore attraverso quei piccoli fiumi color porpora. E un immediato senso di NIENTE. Non si provano emozioni, ma ci si sente libere e pulite. Lo scopo è quello... non provare emozioni. Non vivere. Essere apatiche, ma sentirsi BENE, senza sensi di colpa, senza ansia, senza agitazione... ecco quello che il sangue lava via.
    Io ora ho smesso di tagliarmi, perchè ho già rovinato il mio braccio abbastanza... però potrebbe riaccadere... perchè i momenti di fragilità ci sono sempre.
    Ti sono vicina.

    LaurA

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